Psicologia, Cure Complementari, Benessere

Dalla molla al mandarino: gli effetti del trauma sulla struttura di personalità

Avete presente com’è fatta una molla?
molla13 Di qualunque materiale sia composta, ha una struttura perfetta per assorbire le deformazioni a cui può essere sottoposta: le spirali da cui è formata riescono a distribuire forze di trazione o compressione in modo tale da permetterle di resistere e poter ritornare alla propria forma originaria in un istante.
molla1
Ma…se la molla viene tirata alle due estremità oltre un certo limite, si arriva ad un punto di non ritorno, ossia subisce uno stress tale da renderle impossibile il recupero della sua naturale forma “allegramente molleggiante”.

Ecco. Qualcosa di analogo sembra avvenire nella psiche quando è sottoposta a traumi. Quest’immagine metaforica può aiutarci a rappresentare visivamente quel che succede dentro di noi quando gli eventi della vita sottopongono la nostra struttura psichica a stress eccessivi, annullando o compromettendo gravemente le nostre abilità di resilienza, cioè, con parole semplici, la capacità di rimetterci in piedi.

Uno degli argomenti del vasto panorama della psicologia che mi ha sempre fortemente interessato e incuriosito è l’ambito della psicotraumatologia.

Che cos’è un trauma? Che cosa differenzia un’esperienza traumatica da altre forme di vissuto esistenziale? Come reagisce, come si difende, come si ristruttura la psiche sottoposta a traumi nel corso della vita? Ma soprattutto: come si può curare? Come si può aiutare una persona traumatizzata a ritornare in possesso delle proprie forze e caratteristiche, per riprendere il proprio cammino serenamente?logopsy
Sono domande che mi sono spesso fatta nel mio percorso di studi e professionale e che man mano ho arricchito di risposte, che mi sono state e mi sono utili nel poter dare sostegno psicologico a chi si rivolge a me come professionista della salute mentale.

Certo è un tema complesso e che presenta delle difficoltà, la prima delle quali è quella che lo accomuna a tanti altri ambiti di studio e di ricerca della psicologia:fumo
la psiche non è visibile, come può esserlo qualunque altra parte del corpo umano, e il dolore da cui può essere invasa è un’esperienza del tutto soggettiva e intima, non facilmente descrivibile e comunicabile, spesso difficile e pericolosa da tradurre in parole o pensieri perfino a se stessi.

Diversi anni fa mi è stato affidato un incarico di lavoro come formatrice per un gruppo di infermieri del reparto pediatrico dell’Ospedale di Padova, per un corso in “Psicologia delle emergenze”. In quell’occasione ho avuto modo di spiegare quali siano gli aspetti neurofisiologici del trauma e come potersi comportare nel migliore dei modi in un reparto in cui, purtroppo, non è raro dover aiutare bambini traumatizzati. Un ruolo prezioso in cui è importante anche avere degli strumenti per poter far defluire lo stress che il confronto con situazioni gravi e drammatiche, inevitabilmente comporta.

Da un punto di vista neurofisiologico gli effetti del trauma sono chiari, grazie anche alle tecniche, sempre più sofisticate e dettagliate di neuroimaging amigdalache permettono di visualizzarli. Sappiamo infatti che i traumi agiscono sulle strutture del sistema limbico, lasciando una traccia quasi indelebile a livello dell’amigdala,
una piccola struttura a forma di mandorla che si trova nelle profondità del cervello, sempre pronta ad innescare segnali d’allarme e reazioni primitive e apparentemente irrazionali, qualora si presenti un qualunque stimolo associabile, anche inconsciamente, alle memorie traumatiche. Ma sappiamo anche come, fortunatamente, altre strutture cerebrali, in particolar modo le aree della corteccia prefrontale, ci vengano in aiuto, confrontando lo stimolo percepito come potenzialmente pericoloso con la realtà e disinnescando, così, la reazione immotivata di paura o di terrore.

Questo per quanto riguarda la fisiologia, l’”hardware”, potremmo dire.

Ma per quanto riguarda il “software”?software2 Cioè la psiche come esperienza, come vissuto? Cosa dicono gli esperti che se ne occupano? Quali sembrano essere gli aspetti comuni nelle persone che subiscono traumi, per quanto riguarda gli effetti sulla struttura psichica?

Un dato importante è che i disturbi mentali la cui origine sembra essere connessa, almeno in parte, a traumi particolarmente gravi o ripetuti, sono molti.

Si stima che addirittura la metà dei pazienti che riceve una qualsiasi diagnosi psichiatrica, provenga da una storia traumatica di sviluppo. E questa potrebbe, oltre tutto, essere una sottostima, in parte perché si tratta di disturbi caratterizzati da fenomeni dissociativi non sempre facili da riconoscere, in parte perché si presentano come quadri clinici complessi o atipici.

D’altra parte tutto ciò è facilmente comprensibile se si pensa che le possibili cause di trauma1
traumi sperimentabili nel corso della vita, sono, purtroppo, fin troppo comuni:
situazioni di pericolo improvviso o prolungato, incidenti, aggressioni, catastrofi naturali, maltrattamenti occasionali o cronici,
trauma
gravi o prolungate trascuratezze, abusi subiti da bambini in famiglia o da parte di chi dovrebbe prendersene cura, violenze domestiche e sessuali vissute da milioni di donne, esperienze di guerra o di mancanza delle condizioni minime necessarie per la sopravvivenza. Solo per citarne alcune.

Un’ interessante visione interpretativa dei fenomeni psichici connessi al trauma, a mio parere, è descritta nel libro “Fantasmi nel sè”, dove gli autori, Onno van der Hart, Ellert R. S. Nijenhuis e Kathy Steele, mettono a disposizione i risultati dei loro studi clinici longitudinali su pazienti traumatizzati.

Sono studiosi che hanno contribuito alla costituzione e allo sviluppo delle principali associazioni internazionali che, dalla metà degli anni ’80 ad oggi, promuovono la conoscenza e si occupano delle conseguenze psicologiche, fisiche e sociali dello stress di origine traumatica, come l’International Society for the Study of Trauma and Dissociation (ISSTD) e l’European Society for Trauma and Dissociation (ESTD).

Una premessa, però, è d’obbligo: dal momento che la psiche, come oggetto di studio, sfugge alle normali categorie scientifiche, la mappa2
psicologia è fatta soprattutto di modelli descrittivi e operativi che hanno un’ utilità funzionale ma che non si propongono necessariamente di descrivere i fenomeni psichici nella loro vera essenza e in modo oggettivo. Come diceva Gregory Bateson, famoso antropologo ed epistemologo, è chiaro che “la mappa non è il territorio”.

Perciò nel fare riferimento agli studi di questi autori, non pretendo di offrire una visione esaustiva dei complessi fenomeni legati al trauma, ma desidero presentare quello che considero un interessante punto di vista e modello operativo sull’argomento.

Dunque, in generale, un dato che emerge comunemente negli studi di psicotraumatologia degli ultimi decenni, è l’osservazione che i fenomeni dissociativi che si manifestano in soggetti traumatizzati, non sembrano essere semplicemente manifestazioni associate a questi disturbi, frutto di difese primitive o di fragilità strutturali della personalità, quanto propriamente un loro aspetto organizzativo centrale, fondamentale.

Questa visione è anche alla base della teoria degli autori di “Fantasmi nel sè”, la Teoria della Dissociazione Strutturale della Personalità.

Bisogna considerare che quello di  dissociazione è un concetto molto ampio e indica una modalità di funzionamento psichico, presente in tutti gli esseri umani, che permette di separare dalla coscienza determinati contenuti (percezioni, idee, emozioni, ricordi).

I fenomeni dissociativi possono manifestarsi in diversi modi, formando un continuum che va dalla normalità alla patologia. lettura
Ad un estremo si ha la possibilità di usare l’attenzione in modo selettivo e di automatizzare il comportamento, come ad esempio quando ci immergiamo profondamente nella lettura, perdendo la consapevolezza dell’ambiente intorno a noi e della cognizione del tempo, o come quando guidiamo automaticamente rimanendo assorti nei nostri pensieri. All’altro estremo, la dissociazione patologica, cioè un’alterazione marcata (che può essere improvvisa o graduale, transitoria o cronica) di funzioni solitamente integrate, come la coscienza, la memoria, l’identità e la percezione dell’ambiente.

Nonostante, dunque, l’uso del termine “dissociazione” sia ampio e raggruppi in sé aspetti anche molto isteria1
diversi tra loro, Van der Hart, Nijenhuis e Steele, si sono ispirati alla concezione originaria con cui il termine era stato utilizzato dai primi studiosi dell’isteria della fine dell”800, e in particolare, nel 1889 da Pierre Janet,

janet1
Pierre Janet

considerato il “padre” della psicotraumatologia, e da Sigmund Freud nel 1895. Entrambi ritenevano la dissociazione come il meccanismo fondamentale alla base, appunto, di questa patologia.

Come Janet, anche i tre autori,  sono arrivati alla conclusione che i traumi causino dissociazione e quindi un disturbo delle funzioni mentali superiori, classificabili in tre tipi di deficit:

  1. deficit di sintesi personale, ossia della capacità di inglobare i dati dell’esperienza nella coscienza di sé

  2. deficit della funzione di realtà, cioè della capacità di mantenere una relazione tra senso di sé e realtà esterna

  3. deficit nella funzione di presentificazione, cioè della capacità di mantenere un senso di sé stabile nelle tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro

Per fare un esempio: la difficoltà di riconoscere un trauma come evento del passato e la tendenza a riviverlo come se stesse accadendo nel presente, è tipico nelle persone traumatizzate.

Pur condividendo con Janet molti punti teorici sul trauma, ciò che i tre studiosi propongono di nuovo e di diverso, è la Teoria della Dissociazione Strutturale, secondo la quale nella psiche delle persone traumatizzate, sembra crearsi un’enorme barriera fra le varie “stanze” della struttura di personalità, che non hanno più la possibilità di accedere contemporaneamente alla coscienza e alla memoria.

mandarino3Ed eccoci allora al mandarino, un’altra metafora che può permetterci di immaginare gli effetti dei traumi sulla struttura psichica, che risulta suddivisa in diverse sezioni isolate tra loro, come gli spicchi dell’agrume.

La barriera dissociativa separa la parte della personalità relativamente ben adattata alla vita quotidiana, da una o più parti fissate ad eventi traumatici avvenuti nel passato, legate ad emozioni troppo forti per essere accolte pienamente.

I tre autori si riferiscono al concetto di dissociazione intendendolo quindi come una divisione patologica della personalità, come un processo post-traumatico che comporta una separazione strutturale della coscienza in due o più parti dissociative, dotate di un proprio senso di sé e di caratteristiche relativamente stabili, da cui consegue un’alterazione del funzionamento coerente e coeso dell’individuo nel suo complesso.

Alcune parti sono impegnate ad evitare le memorie traumatiche per preservare il funzionamento dell’individuo nella conduzione della propria vita, detengono la memoria narrativa e impiegano le funzioni dell’io (ragionamento, esplorazione, pianificazione, ecc). Altre parti, fissate alle esperienze traumatiche, sono interamente assorbite in operazioni difensive primitive.

Ed ispirandosi alla terminologia dello psicologo inglese Charles Samuel Myers che, nel 1940, fu tra i primi a descrivere le nevrosi traumatiche belliche, gli autori di “Fantasmi nel sè” chiamano queste parti “Parte Apparentemente Normale della personalità” (ANP) e “Parti Emozionali della personalità” (EP).

Si possono così distinguere tre tipi di dissociazione strutturale, a seconda del numero di stati dell’io o parti della personalità che non si integrano più:

  1. la dissociazione strutturale primaria, in cui le parti della personalità non integrate sono due (come ad esempio nel “disturbo post-traumatico da stress”)

  2. la dissociazione strutturale secondaria, in cui gli stati dell’io non integrati sono tre (come si osserva ad esempio in alcuni pazienti con “disturbo borderline di personalità”)

  3. la dissociazione strutturale terziaria, in cui le parti della personalità non integrate sono quattro o più (tipica ad esempio del “disturbo dissociativo dell’identità”).

FULVIA GABRIELI – PSICOLOGA

Bibliografia

fantasminelse

Van der Hart O., Nijenhuis E.R.S., Steele K., Fantasmi nel sé, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2010


  • American Psychiatric Association, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM – 5), Raffaello Cortina Editore, Milano, 2013

  • Bateson G., Mente e natura, Adelphi Edizioni, Milano1980

  • European Journal of Psychotraumatology: rivista ufficiale pubblicata dall’European Society of Traumatic Stress Studies

  • European Journal of Trauma & Dissociation/Revue Eropéenne du Trauma et de Dissociation: rivista ufficiale pubblicata dall’European Society for Trauma and Dissociation

  • Freud S., Opere Vol. 1: Studi sull’isteria e altri scritti (1886 -1895), Bollati Boringhieri, Torino, 2003
  • Janet P., Trauma, coscienza, personalità – scriti scelti, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016
  • Myers C.S., Shell Shock in France 1914 – 1918, Cambridge University Press, Cambridge 1940

  • www.aisted.it: Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione

  • www.estd.org: European Society for Trauma and Dissociation

  • www.estss.org: European Society of Traumatic Stress Studies

  • www.isst-d.org: International Society for the Study of Trauma and Dissociation

  • www.sisst.it: Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico

 

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