Psicologia, Cure Complementari, Benessere

Persone – oggetti: il Panopticon, una metafora architettonica per riflettere.

In un libro a mio parere molto interessante, “La terapia come narrazione”, Michael White, terapeuta della famiglia, condivide un’osservazione clinica importante: in diversi casi a cui ha lavorato, le persone sembravano identificare se stesse con il problema che li aveva motivati a rivolgersi a lui, ed avevano difficoltà a distanziarsene per poter riferire quali effetti avesse tale problematica sulla propria vita e sul proprio mondo relazionale. 

A partire da questa osservazione, White riflette su quanto siano diffuse nella società occidentale le tendenze culturali “oggettivanti” nei confronti delle persone e del loro corpo, cioè tutte quelle pratiche per cui le persone vengono incoraggiate ad entrare in relazione con se stesse, con il proprio corpo e con gli altri, come se fossero oggetti

E sul filo di questa riflessione, White ricorda gli studi di Michel Foucault, intellettuale francese, filosofo e sociologo del ‘900, che si definiva “storico dei sistemi di pensiero”, secondo il quale tale tendenza oggettivante sarebbe in relazione con una moderna forma di potere e di controllo sociale. E questo fin dal 1656, in coincidenza con l’apertura dell’ Ospedale Generale di Parigi, con il proliferare di quelle che, secondo Foucault, possono essere definite “pratiche di divisione” e “pratiche di classificazione scientifica”.

A questo proposito, White riporta anche una dettagliata e interessante descrizione e analisi, sempre tratta dagli studi di Foucault, riguardante il “Panopticon”, una forma architettonica ideata dal giurista e filosofo inglese Jeremy Bentham, pochi anni prima del 1800.

Malgrado le buone intenzioni di Bentham, famoso anche per le sue idee a sostegno dei più deboli e animato, sembra, da un sincero intento educativo e formativo, secondo Foucault il Panopticon era in pratica un “modello” particolarmente efficiente ed economico di organizzazione delle persone nello spazio, adatto a poterle facilmente controllare e rendere docili e utili.

Non era del tutto una novità, in quanto riprendeva e perfezionava le caratteristiche di altre strutture già sviluppate, ad esempio in accampamenti militari, monasteri, scuole.

Come forma architettonica , il Panopticon è costituito da un edificio circolare, con un cortile al centro,  o da una serie di edifici sistemati intorno ad un cortile centrale.

 

 

 

L’edificio poteva avere più livelli, ognuno dei quali era suddiviso in piccoli spazi (ad esempio “celle” o “laboratori”, a seconda della natura e degli scopi dell’ organizzazione), con una finestra verso l’esterno, che permetteva l’entrata di luce naturale, e un’ampia apertura in direzione del cortile interno. Nessun’ altra apertura sui lati, dunque nessuna possibilità di comunicazione con gli occupanti delle altre stanze.

Ciascuno di questi singoli spazi si affacciava su una torre di osservazione al centro del cortile, in cui risiedevano, in corrispondenza dei diversi livelli, i guardiani, che potevano avere una visione ininterrotta di tutte le attività che avevano luogo nei singoli spazi.

L’osservazione era facilitata dall’ illuminazione posteriore, per cui le persone erano visibili in netto rilievo, niente poteva sfuggire al controllo. Al contrario, mediante un’ accurata disposizione di porte e finestre, la torre era costruita in modo tale che coloro che si trovavano negli spazi individuali non potessero vedere all’ interno di essa e quindi, non sapendo precisamente quando venissero osservate, non avessero altra alternativa che pensare di essere in ogni momento sotto gli occhi di un guardiano, percependosi come oggetti di uno sguardo onnipresente.

Dunque questo meccanismo di potere aveva l’effetto di indurre le persone ad agire in maniera autolimitante e disciplinata, in modo anche economicamente vantaggioso: non occorrevano molti guardiani, perchè potevano spostarsi da un punto di osservazione ad un altro, e loro stessi dovevano autodisciplinarsi, non sapendo quali, tra i frequentatori della torre, fossero i supervisori…insomma, una macchina efficientissima.

Lo sguardo onnipresente percepito dalla persone che occupavano gli spazi individuali, era uno sguardo “normalizzatore”: gli individui potevano essere classificati, qualificati, misurati, confrontati, differenziati e giudicati secondo le norme stabilite dall’ organizzazione. Le persone si sarebbero sentite costantemente valutate sulla base di queste regole, inoltre la struttura garantiva le condizioni ideali per l’addestramento e la correzione di ogni deviazione dagli standard prefissati. L’ errore, e dunque anche la punizione, non era necessariamente connesso ad un senso etico, ma piuttosto ad un fallimento di performance.

Per di più, l’esistenza di uno schedario ampliava le possibilità di normalizzazione: vite reali venivano trasformate in scrittura, le persone erano “catturate e fissate in una pagina scritta”, si potevano stilare statistiche. Lo schedario, insomma, era uno strumento di formalizzazione dell’individuo, un meccanismo importante in questa nuova forma di controllo. Perchè in tali condizioni i soggetti diventavano costantemente vigili riguardo al proprio comportamento, valutavano tutte le proprie azioni e gesti in base ai desideri dell’organizzazione e qualora individuassero qualche anomalia o deviazione nella propria condotta, erano indotte a rivolgersi al proprio corpo e a se stessi come a un oggetto e ad impegnarsi in operazioni disciplinari e correttive per rendersi docili. Diventavano in sostanza guardiani di se stessi, oggetto della popria sorveglianza e, paradossalmente, principio della propria sottomissione

Non solo ogni persona si sentiva controllata in ogni momento in relazione alle regole e alle norme dell’organizzazione, ma era anche isolata nella sua esperienza, non poteva confrontarsi con altri, generare conoscenze alternative, creare coalizioni, non poteva in pratica sottrarsi e ribellarsi. Il “contropotere” era così efficacemente neutralizzato. Si può dire che il Panopticon fosse un modello di riuscita, completa ed economica sottomissione delle persone.

Foucault contrappone questo schema di moderno potere al potere più antico, in cui il sovrano imprimeva nel popolo la sua volontà, spesso attraverso costosissime cerimonie e spettacoli, volgendo il riflettore su di sè. Al contrario, nella forma di potere più moderno, la fonte del controllo è invisibile ai soggetti, sono loro stessi a trovarsi sotto il riflettore,  ad essere sempre visibili, e questo è molto più economico ed efficace. In pratica si sostituisce un potere che si manifesta attraverso lo splendore di chi lo esercita, con un potere che insidiosamente oggettivizza coloro su cui si applica. (Foucault 1979). 

Il Panopticon si presta duque ad essere la metafora di un meccanismo nel quale tutte le persone sono allo stesso tempo oggetto e strumento o veicolo del potere. E’ una macchina in cui ciascuno è “afferrato”, sia quelli che esercitano il potere sia quelli su cui il potere viene esercitato.

Come forma architettonica, forse non ha avuto la diffusione che Bentham si sarebbe augurato, ha costituito un modello per lo più solo per ospedali e prigioni. Se ne possono trovare comunque esempi, anche abbastanza recenti, in molte parti del mondo (ad esempio Cuba, India, Cina, Londra, Germania dell’ Est, Stati Uniti).

Anche noi, in Italia, abbiamo avuto il nostro Panopticon: il carcere borbonico di Santo Stefano,

 

nell’isoletta omonima di fronte a Ventotene, recentemente proposto come “simbolo della cultura e dell’ identità europea da recuperare“,  il cui rdomandaestauro, la cui “riconversione degli spazi accessori in locali che possano ospitare incontri e convegni, nonché una scuola ‘di Alti Pensieri‘ da aprire ai giovani della futura classe dirigente europea” , arricchiti anche dalla costruzione di un approdo e di un eliporto, sono già iniziati, ed una prima fase di conclusione dei lavori è prevista per il 2020. Lo scopo è quello di trasformare l’antico carcere “in una “foresteria dove formare l’elite della classe dirigente che governerà l’Europa nei prossimi decenni“. (Fonte: ansa.it)

E si sta pensando ad un restauro anche per il padiglione Conolly dell’ ex ospedale psichiatico San Nicolò di Siena, anch’ esso ispirato al progetto di Bentham per il monitoraggio costante dei pazienti. (Fonte: iluoghidelcuore.it)

 

Tuttavia, secondo Foucault, l’ idea che fosse possibile e desiderabile “formare”, “disciplinare”, controllare socialmente le persone attraverso l’azione anonima e automatica del potere, è sopravvissuta ed è stata abbracciata al di là della semplice aplicazione architettonica.

La tecnologia del potere e l’oggettivazione delle persone e del loro corpo, com’era stata proposta nel Panopticon, è stata globalmente installata al servizo dell’economia. “Gestire l’aggregazione degli uomini era necessario per l’accumulazione di capitale, per il decollo economico dell’Occidente” (Foucault, 1979). Questa tecnolgia avrebbe reso possibile la nascita del capitalismo, così come delle scienze umane: “…le discipline caratterizzano, classificano, specializzano; distribuiscono lungo una scala, intorno a una norma, stabiliscono gerarchie tra gli indvidui e, se necessario, squalificano e invalidano” (Foucault, 1979).narrazione1

Tornando al libro di White, “La terapia come narrazione“, ho letto questa sua digressione sul Panopticon con molto interesse e soprattutto…con molte inaspettate associazioni di idee.

Toglietemi una curiosità: solo a me vengono in mente alcuni aspetti della realtà attuale o della storia dell’ ultimo secolo? Dico alcuni, non tutti naturalmente, non sono sostenitrice di una visione paranoica e complottistica della società e non incito alla ribellione inconsapevole, che non è altro che l’altra faccia della stessa medaglia. Non sottovaluto nemmeno i molti aspetti positivi del periodo attuale.

Ma mentre leggevate, la vostra mente non è scivolata spontaneamente ad alcune analogie, anche semplici e immediate, con immagni o contenuti di documentari storici, notizie del telegiornale, programmi televisivi di intrattenimento, aspetti della scienza, della salute, della politica, dell’ economia, del mondo del lavoro, della società in generale?

 

Ecco, parlando di attualità, in un’epoca in cui spesso ci si confronta con la “norma” nel fisico e nella psiche,

 

guardandoci dall’esterno come fossimo “oggetti“,

 

più o meno adeguati, più o menoutili“, utilefioreperdendo a volte il senso e il gusto del vivere in base ad una semplice deviazione dagli “standard” dominanti, io credo sia importante, importantissimo, riprendere il contatto con noi stessi e consapevolizzare il valore della nostra unicità.       

E più strettamente riguardo alla psiche, in un periodo in cui, di fronte a malesseri come depressione, ansia, attacchi di panico o disorientamento esistenziale solo per citarne alcuni, la risposta più comune è quella che porta a mettere a tacere i sintomi e a norpsicofarmacimalizzare i livelli dei neurotrasmettitori con un intervento esterno, ricorrendo a psicofarmaci, io credo che non sempre questa sia una via necessaria o la più utile, e che a volte valga la pena di ascoltare le esigenze e i messaggi più profondi della nostra psiche, regalarle del tempo per dialogare con le immagini che abitano dentro di noi, diventare consapevoli di ciò che siamo più integralmente.

Almeno un dubbio, secondo me, uno spunto di riflessione, vale la pena di averlo. Spingendo l’arte del dubbio e della rifessione oltre le “norme dominanti”, una cosa è sicura: non si fa “peccato”, non si danneggia nessuno…possiamo permettercelo.

pensatore

FULVIA GABRIELI – PSICOLOGA

Bibliografia

libro white

White, M. (1992), La terapia come narrazione, proposte cliniche, Roma, Asrolabio

Foucault, M. (1965), Storia della follia nell’età classica, Milano, Rizzoli, 1979

Foucault, M. (1971), Microfisica del potere, Torino, Einaudi, 1977

Foucault, M. (1973), Nascita della clinica, Torino, Einaudi, 1977

Foucault, M. (1973), Sorvegliare e punire, Torino, Einaudi, 1976


White1Michael White: si è formato in Australia come terapeuta sistemico, è stato il direttore del “Family Therapist Dulwich Centre” di Adelaide. E’ considerato il fondatore della Psicoteapia Narrativa

 

 


foucault michelMichel Foucault: filosofo, sociologo, storico della filosofia, storico della scienza, accademico e saggista francese. E’ considerato un intellettuale di spicco ed un  grande pensatore del XX secolo. Autore di importanti opere, fu docente, negli anni ’70, al College de France.

 

 


 

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